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lunedì 13 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO

CASALINGA DI VOGHERA.

"Casalinga di Voghera" è un'espressione molto comune nel lessico giornalistico, con cui si intende rappresentare quella fascia della popolazione italiana piccolo-borghese, dal basso livello di istruzione e che possiede un lavoro generalmente molto semplice o umile. Questo strato sociale è tuttavia "rispettabile" per il suo senso pratico di stampo tradizionale di cui è portatore.

L'espressione è solo di rado utilizzata in senso dispregiativo: ad esempio, il Dizionario della memoria collettiva riferisce l'espressione a chi si abbandona passivamente alla fruizione televisiva. Altre volte è usata come sinonimo di saggezza popolare. Al maschile, si potrebbe tradurre con Sig. Rossi.

domenica 12 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO

MA CON GRAN PENA LE RECA GIU'.

Ma con gran pena le reca giù è un detto ampiamente usato in passato (tuttora meno frequentemente) nelle scuole elementari per insegnare la partizione delle Alpi italiane ai bambini.

Letteralmente, il MA designa le Alpi Marittime, il CO le Alpi Cozie, il GRA le Alpi Graie, PE per le Alpi Pennine, LE significa Lepontine, RE Alpi Retiche, CA Alpi Carniche e GIU Alpi Giulie.

sabato 11 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO

COLPO BASSO.

Colpo basso è un'espressione mutuata dal pugilato per indicare un colpo diretto "sotto la cintura" dei pantaloncini del pugile. Il colpo basso rappresenta una scorrettezza nel pugilato ed è punibile con richiami e squalifica. Il divieto di portare colpi sotto la cintura fu introdotto nel regolamento della boxe già nella prima metà del XIX secolo. Un colpo inferto sotto la cintura risulta potenzialmente pericoloso interessando gli organi genitali (testicoli nell'uomo e vulva nella donna) e comporta spesso per gli uomini l'incapacità di proseguire il combattimento. I pugili uomini ed altri atleti maschi impegnati in sport di contatto sono pertanto obbligati dai regolamenti ad indossare le necessarie protezioni per i testicoli che devono rispondere a precisi requisiti tecnici. Per le donne l`utilizzo di protezioni non è obbligatorio.

L'espressione "colpo basso", oltre a indicare colpi indirizzati ai genitali (in genere è utilizzato per quelli maschili , a causa del dolore atroce che un "colpo basso" provoca agli uomini), indica per traslato qualunque azione scorretta, deprecabile ed inaspettata ai danni di qualcuno oppure un'azione scorretta per avere facilmente la meglio su un avversario.

venerdì 10 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO

CORRERE LA CAVALLINA.

L'espressione correre la cavallina (o scorrere la cavallina) significa "far correre la cavallina", con il significato di liberarsi dalle costrizioni sociali, ovvero di dedicarsi o lasciarsi andare ad una vita spensierata e gaudente, soprattutto nell'ambito delle relazioni sentimentali e sessuali.

Risulta evidente la correlazione con le corse equestri che si svolgevano nel Medioevo, retaggio dei ludi romani, ove i cavalli venivano improvvisamente liberati dalla "mossa" per esprimere, in una breve corsa, tutta la loro foga.

giovedì 9 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO

PAPABILE.

Papabile è un termine utilizzato dai vaticanisti per designari i Cardinali che hanno più probabilità d'essere eletti papa dopo un conclave. Il termine è utilizzato anche in altri campi per designare un candidato ad una carica che ha più probabilità di altri a ricoprirla.

mercoledì 8 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO

CANTA CHE TI PASSA.

Canta che ti passa è un modo di dire molto diffuso nella lingua italiana colloquiale.

È un invito a non spaventarsi e a curare le preoccupazioni e i timori con il CANTO. Pare che l'espressione sia stata incisa su una trincea da un soldato sconosciuto durante la Prima guerra mondiale: l'ufficiale e scrittore Piero Jaher la trascrisse come epigrafe di una raccolta di Canti del soldato. Nella prefazione (firmata con lo pseudonimo di Pietro Barba), Jahier parla del «buon consiglio che un fante compagno aveva graffiato nella parete della dolina: canta che ti passa».

martedì 7 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO

LEGGI DEI MEDI E DEI PERSIANI.

Le leggi dei Medi e dei Persiani avevano fama di essere irrevocabili. L'espressione è entrata nell'uso comune perché usata in un celebre passo della Bibbia (Daniele, 6), quasi proverbiale e di uso anche in contesti molto diversi.

In contrapposizione all'eternità delle leggi dei Medi e dei Persiani, veniva biasimata la continua mutevolezza delle disposizioni nella legislazione dei Comuni italiani.

lunedì 6 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO

FARE PIEDINO.

Fare piedino è un gesto di approccio e seduzione non verbale che consiste nello sfiorare intenzionalmente col proprio piede (o con la scarpa) il piede o la scarpa della persona da sedurre. Normalmente si effettua da seduti e, poiché il contatto avviene per lo più sotto un tavolo, il seduttore gioca sul dubbio che il contatto possa non essere intenzionale. In generale, è un gesto che avviene di nascosto e che implica un'intesa tra due persone, ma in molti casi esso è utilizzato come prima manifestazione di un'intenzione seduttiva, soprattutto laddove questa è volta all'immediata conquista erotica piuttosto che a un più meditato corteggiamento.


Molti concordano nel fatto che il fare piedino sia un gesto molto intimo, finalizzato a sedurre la persona che lo riceve. In particolare, le persone dedite a pratiche feticiste considerano questo gesto un atto di estremo erotismo. Secondo alcuni sessuologi, "fare piedino" è un gesto estremamente eccitante, un inequivocabile segno di disponibilità sessuale, tanto da essere sconsigliato nelle situazioni puramente romantiche e in quegli incontri dove l'approccio sessuale diretto potrebbe essere non gradito. Sentirsi toccare i piedi stimola infatti i centri nervosi lungo tutta la gamba, fino al bacino. Per questi motivi, in molti paesi (tra cui l'Italia) il gesto di "fare piedino" è contemplato chiaramente in ambito giuridico.

Secondo la Corte di Cassazione "fare piedino" non costituisce atto di libidine, pertanto non è penalmente punibile. Il gesto di "fare piedino", ossia di trattenere il piede di un'altra persona tra i propri, non è una manifestazione dell'istinto sessuale e quindi non è un reato. In particolare, nella sentenza n. 2510 del 2000, la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta a un professore per atti di libidine nei confronti di una studentessa. Secondo la Suprema Corte, il comportamento del docente, che durante una gita scolastica aveva trattenuto il piede all’alunna, non è un "contatto corporeo tra imputato e alunna" e il contesto in cui si è svolto "non costituisce una inequivoca manifestazione dell’istinto sessuale".

domenica 5 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO

PIANTARE IN ASSO.

Il modo di dire piantare in asso, o lasciare in asso viene usato con il significato di «abbandonare qualcuno da un momento all'altro, senza preavviso».
Deriverebbe per corruzione linguistica dall'originaria espressione piantare in Nasso.
Secondo questa interpretazione il modo di dire affonderebbe le proprie radici nella mitologia greca: Arianna, dopo aver aiutato con il suo filo l'eroe ateniese Teseo a sconfiggere il Minotauro e ad uscire dal labirinto di Cnosso, fugge insieme agli ateniesi, ma viene abbandonata (piantata) da Teseo sull'isola di Nasso, per motivi che il mito non chiarisce.

sabato 4 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO

E UN ALTRO PAIO DI MANICHE.

Sin dall'Ottocento, l'espressione ricorre nell'italiano colloquiale e letterario col significato di "tutta un'altra cosa, non paragonabile con la precedente", spesso con l'intenzione di indicare che uno dei due termini di paragone sia "di gran lunga migliore" o al contrario "di gran lunga peggiore".

Il detto è ancora molto usato, benché alla lettera risulti praticamente incomprensibile a chi non conosca l'usanza medievale e rinascimentale di scambiarsi un paio di maniche tra fidanzati (a quel tempo gli abiti erano corredati di maniche di ricambio). Ma nemmeno allora l'amore durava per sempre, e così a un "paio di maniche" spesso ne subentrava un altro. Si può ricondurre, ancora più semplicemente, l'espressione idiomatica, alla suddetta usanza in quanto lo stesso vestito poteva assumere sembianze completamente diverse a seconda delle maniche che vi venivano abbinate.

venerdì 3 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO

PERDERE LA TREBISONDA.

Con l'espressione Perdere la Trebisonda si intende perdere il controllo, essere confusi e disorientati. All'origine vi sarebbe il fatto che Trebisonda affacciata sul Mar Nero nell'antichità fu una sorta di faro per tutti i naviganti che viaggiavano sulla rotta tra Europa e Medio Oriente.

giovedì 2 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO

VITTORIA CADMEA.

Vittoria cadmea è un'antica espressione proverbiale, utilizzata, nell'antica Grecia, per indicare una battaglia vinta a un prezzo altissimo o in cui il vincitore patisce sofferenze analoghe a quelle del vinto.

L'espressione viene comunemente riferita alla vicenda della lotta fratricida di Eteocle e Polinice, figli di Edipo e discendenti di Cadmo, che si uccisero l'un l'altro per il possesso di Tebe. La città era stata infatti fondata da Cadmo che vi eresse quella che per questo motivo fu detta la Rocca Cadmea.

mercoledì 1 settembre 2010

MODO DI DIRE DEL GIORNO


VASO DI PANDORA.


Nella mitologia greca, il vaso di Pandora è il leggendario contenitore di tutti i mali che si riversarono nel mondo dopo la sua apertura.

Secondo il racconto tramandato dal poeta Esiodo ne Le opere e i giorni, il vaso (pithos, πίθος in greco antico) era un dono fatto a Pandora da Zeus, il quale le aveva raccomandato di non aprirlo. Pandora, che aveva ricevuto dal dio Ermes il dono della curiosità, non tardò però a scoperchiarlo, liberando così tutti i mali del mondo. Sul fondo del vaso rimase soltanto la speranza (Elpis), che non fece in tempo ad allontanarsi prima che il vaso venisse chiuso di nuovo. Prima di questo momento l'umanità aveva vissuto libera da mali, fatiche o preoccupazioni di sorta, e gli uomini erano, così come gli dei, immortali. Dopo l'apertura del vaso il mondo divenne un luogo desolato ed inospitale finché Pandora lo aprì nuovamente per far uscire anche la speranza.

Oggi l'espressione vaso di Pandora viene usata metaforicamente per alludere all'improvvisa scoperta di un problema o una serie di problemi che per molto tempo erano rimasti nascosti e che una volta manifesti non è più possibile tornare a celare.

martedì 31 agosto 2010

MIMOSE PER LA FESTA DELLE DONNE

MODO DI DIRE DEL GIORNO

MACELLERIA MESSICANA.

Macelleria messicana è un'espressione della lingua italiana che indica un episodio di violenza smisurata e ingiustificabile, solitamente perpetrato in un teatro di guerra.

L'espressione, oggi non particolarmente diffusa, nasce probabilmente con la Rivoluzione messicana, e con le cronache dei corrispondenti che sui quotidiani italiani accreditano il mito di un Messico in preda a bande di rivoltosi crudeli e spietati. Non è un caso che i medesimi fatti storici abbiano ispirato, negli USA, un modo di dire come Mexican standoff, anch'esso riferito a una situazione limite tipica della guerriglia senza quartiere.

lunedì 30 agosto 2010

DARIA E HARRIET FANNO IL BAGNO

MODO DI DIRE DEL GIORNO

BICCHIERE DELLA STAFFA.

Bere il bicchiere della staffa significa bere l'ultimo bicchiere prima di congedarsi dagli amici, in genere per recarsi a casa propria per riposare.

Verosimilmente questa espressione nasce nell'800, quando i signori che si recavano nelle locande bevevano l'ultimo bicchiere quando già avevano un piede nella staffa, pronti per montare a cavallo.

Il bicchiere della staffa è un'usanza tipicamente toscana, secondo la quale il padrone di casa era solito accompagnare il proprio ospite fuori da casa, al cavallo, con un bicchiere di vino in mano ("non metterti in cammino se la bocca non sa di vino!") da qui, l'ultimo bicchiere prima di partire si beveva vicino al cavallo, praticamente con il piede nella staffa!

domenica 29 agosto 2010

QUADRO DEL PUNTINISMO

MODO DI DIRE DEL GIORNO

RE TRAVICELLO.

Re Travicello si usa per indicare, spesso in senso dispregiativo, una persona che occupa una posizione importante o una carica ufficiale, ma che non ha autorità o capacità sufficienti a esercitarne il potere.

Le rane chiesero un re

La favola narra di un gruppo di rane che, abituate da tempo a muoversi liberamente per lo stagno, chiedono a Zeus un re autoritario che reprima il loro modo di vivere sregolato. Il dio, divertito dalla richiesta, non fa altro che lanciare nello stagno un pezzo di legno (un "travicello"), indicandolo come nuovo monarca dello stagno. Inizialmente le rane sono intimorite dal tonfo e vanno sul fondo, ma poco dopo scoprono che il loro sovrano non fa nulla a parte galleggiare. Iniziano così ad avvicinarsi, a toccarlo, a salirvi sopra. Infine, lo provocano con ogni tipo di ingiuria e sberleffo, ovviamente senza ottenere alcuna reazione. Deluse dal dono, si rivolgono di nuovo a Zeus chiedendo un re che non sia una nullità. Il dio manda allora nello stagno una serpe, che inizia a divorarle una ad una. Le rane per la paura perdono la voce; le poche che si salvano mandano un'ambasciata all'Olimpo attraverso Ermes, supplicando di essere risparmiate. Zeus però risponde loro "Poiché un re buon vi dispiacque, abbiatene uno malvagio".

La morale

Come in tutte le favole di Fedro, anche questa contiene un "insegnamento morale" che si cerca di trasmettere attraverso la narrazione favolistica. La storia suggerisce che è meglio avere governanti incapaci ma innocui, piuttosto che astuti e autoritari. Più in generale, il consiglio è quello di tollerare una situazione spiacevole se c'è il rischio che, cambiandola, questa peggiori radicalmente.