Translate

mercoledì 17 ottobre 2012

BARZELLETTA DEL GIORNO

Bugie alla moglie...

Edward sta tornando a casa quando la sua automobile si guasta in una strada secondaria poco trafficata. Mentre con la testa china sul motore sta cercando di capirci qualcosa, sente un colpo di claxson. Si gira e vede una meravigliosa ragazza su un'auto sportiva che gli chiede:
"Hai bisogno di aiuto?"
Edward le spiega che non riesce a mettere in moto la macchina. La ragazza lo invita a salire, lo porta a casa sua, gli offre un aperitivo, telefona al suo meccanico di fiducia e lo prega di riparare l'auto di Edward e di portargliela sotto casa. Poi gli prepara una cena a lume di candela e quindi gli chiede se ha voglia di stendersi un po' con lei sul divano. Dopo aver fatto sesso fino alle tre del mattino, Edward prende la sua macchina e torna a casa. Non appena lo sente rientrare, la moglie si precipita furiosa da lui urlando:
"Si puo' sapere dove sei stato fino a quest'ora?"
"Sai, stavo tornando a casa e mi si e' rotta la macchina. Stavo cercando di capire cosa fosse successo quando e' passata una bellissima ragazza su una macchina sportiva. Mi ha fatto salire, ha telefonato al meccanico, dopo di che' abbiamo cenato e..."
"La vuoi finire con queste balle? Confessalo, sei stato di nuovo a giocare a carte con i tuoi amici."

AFORISMA DEL GIORNO

L'importante non è vincere. L'importante è competere senza perdere né pareggiare.

BROCARDO LATINO DEL GIORNO

Ab tam tenui initio tantae opes sunt profligatae.
  • Da così modesto inizio furono sconfitte ricchezze così grandi.

MODO DI DIRE DEL GIORNO

L’abito non fa il monaco.

Proverbio dal significato intuitivo: diffida delle apparenze, che spesso ingannano; non sono le parole, né gli atteggiamenti esteriori di una persona, ciò che conta per conoscerla davvero. Proviene da un più antico detto latino, cucullus non facit monachum, “il cappuccio non fa il monaco”, che a sua volta trae origine, sembra, dall’ammonimento di Sant’Anselmo: non tonsura facit monachuin... sed virtus animi ”non è la tonsura a fare il monaco... ma la virtù dell’animo”, contenuto nel suo Carmen de contemptu mandi, del secolo Xl.

PROVERBIO DEL GIORNO

Neanche il cane muove la coda per niente.

BARZELLETTA DEL GIORNO

 No farmaci senza ricetta...

Una donna entra in farmacia:
- Per favore, vorrei dell'arsenico.
Trattandosi di un veleno letale, il farmacista chiede informazioni prima di accontentarla.
- E a che le serve, signora?
- Per ammazzare mio marito.
- Ah! capisco ... pero' in questo caso purtroppo non posso darglielo!
La donna senza dire una parola estrae dalla borsetta una foto di suo marito a letto con la moglie del farmacista.
-Le chiedo scusa, signora, bastava dirlo che aveva la ricetta!

martedì 16 ottobre 2012

AFORISMA DEL GIORNO

Chi ride ultimo, pensa più lentamente.

BROCARDO LATINO DEL GIORNO

Absurda sunt semper vitanda.
  • Le assurdità di interpretazione sono da evitare.

MODO DI DIRE DEL GIORNO

L’ asino che vola.

Si dice di cosa inverosimile, impossibile; e anche di persona sciocca e incolta che occupa un posto importante. A Empoli, nel giorno del Corpus Domini, effettivamente usavano calare un asino, munito di ali posticce, lungo una corda tesa dal campanile della Collegiata; e questo spettacolo si diceva appunto il volo dell’asino.

PROVERBIO DEL GIORNO

In compagnia un prete prese moglie.

BARZELLETTA DEL GIORNO

Al mare...

- Papà, mi compri il materassino a forma di bagnino?
- Ma non esistono.
- Ma come, la mamma dietro lo scoglio ne sta gonfiando uno.

lunedì 15 ottobre 2012

AFORISMA DEL GIORNO

Se non puoi convincerli, confondili.

BROCARDO LATINO DEL GIORNO

Absolutio ab istantia.
  • Assoluzione dalla domanda.

PROVERBIO DEL GIORNO

Qualunque sasso ha qualche utilità, ma il cuore dell'avaro non ne ha.

MODO DI DIRE DEL GIORNO

 Legare l'asino dove vuole il padrone.

Eseguire, controvoglia e per amore del quieto vivere, gli ordini impartiti dal padrone, anche se ritenuti sbagliati e dannosi allo stesso. C’è anche chi, con un ulteriore tocco di ironia, dice: legare l’asino dove vuole il medesimo, ovviamente alludendo al superiore.

BARZELLETTA DEL GIORNO

In confessionale...

Un tizio in un confessionale:
- Padre, ho tradito mia moglie.
- Quante volte?
- Senta, sono qui per confessarmi, non per vantarmi.

domenica 14 ottobre 2012

RICETTA PUGLIESE DEL GIORNO

Melanzane ripiene.

Ingredienti:
  • 3 Melanzane grosse
  • 2 Uova
  • Pangrattato o mollica sbiciolata di pane pugliese raffermo.
  • 2 pomodori
  • 30 gr di pecorino pugliese grattugiato
  • Olio extravergine di oliva
  • Uva passita o chicchi d'uva piccoli senza semi.
  • Sale
  • Prezzemolo

Preparazione:

Lavare e tagliare le melanzane (in senso verticale) in due parti.
Con un cucchiaio togliere la polpa interna di ogni singola melanzana.
Successivamente tagliare quest’ultima a dadini e lasciatela riposare sotto sale per un’oretta circa.








Preparate una teglia contenente dell’olio d’oliva.
In una terrina a parte, unite le uova, il pangrattato, il pecorino grattugiato, i pomodori fatti a pezzetti, un po' di prezzemolo tritato e l'uvetta finché non daranno vita ad un composto omogeneo.
Aggiungete al composto per ultima la polpa di melanzane e mescolate bene.
Sistemate l'impasto preparato nelle melanzane svuotate e adagiare le melanzane nella teglia con l'olio.
Aggiungete un po' di acqua nella teglia.
Infornare per mezz’ora o 45 minuti.














BROCARDO LATINO DEL GIORNO

A non domino.
  • Da chi non è proprietario.

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Lasciare la stecca.

Passare ad altri un incarico sgradito, un impegno o lavoro faticoso. L’espressione viene da una stecca di legno fornita di fori nei quali si facevano entrare i bottoni metallici delle vecchie uniformi militari, quando venivano lucidati prima della libera uscita. La frase infatti era propria dei militari, che andando in congedo “lasciavano la stecca” alle reclute.

PROVERBIO DEL GIORNO

Chi fa falla e chi non fa sfarfalla.

BARZELLETTA DEL GIORNO

Falso problema.
 
- Dottoressa, c'è l'ho duro 24 ore al giorno, cosa mi può dare?
- Vitto, alloggio e mille euro al mese.

sabato 13 ottobre 2012

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Legarsela al dito.

Metaforicamente, serbare rancore per un’offesa subita, ripromettendosi di vendicarla. Dall’usanza antichissima, già menzionata nella Bibbia e sostituita dal classico nodo al fazzoletto, di legarsi un filo alla mano o a un dito per rammentarsi di fare una cosa.

PROVERBIO DEL GIORNO

 A chi non vuol credere, poco valgono mille testimoni.

BROCARDO LATINO DEL GIORNO

Ab imis fundamentis.
  • Dalle fondamenta più profonde.

BARZELLETTA DEL GIORNO

Cinese in vacanza.
 
Un turista cinese in vacanza sulla riviera romagnola chiede informazione:
- Scusi signole, qui Emilia Lomagna?
- No, ma più avanti Luisa lo succhia.

venerdì 12 ottobre 2012

BROCARDO LATINO DEL GIORNO

Ab assuetis non fit passio.
  • Le cose comuni, abituali, non fanno impressione.

BARZELLETTA DEL GIORNO

Franz tre palle.

Tre amici ritornano in una localita' turistica invernale in Austria dove l'anno prima avevano gia' trascorso una settimana bianca. Vanno nello stesso albergo dell'anno prima e chiedono all'albergatore di voler trascorrere la vacanza nella stessa camera dell'anno prima. L'albergatore, visto che la camera e' libera, da' loro le chiavi. I tre poi chiedono di poter avere lo stesso maestro di sci dell'anno prima, e l'albergatore chiede loro cognome e nome del maestro di sci, in modo da contattarlo. Allora il primo dice: "Mi sembra si chiamasse Franz". Ma l'albergatore fa notare loro che di Franz in Austria e' pieno. Il secondo dice: "Mi sembra che fosse alto, biondo e con gli occhi azzurri". L'albergatore pero' fa di nuovo notare che in Austria sono moltissime le persone alte, bionde con gli occhi azzurri che si chiamano Franz. Allora il terzo dice: "Mi sembra che avesse 3 palle!". L'albergatore stupito chiede: "Ma come tre palle ??!?". Ed uno di loro: "Si', mi ricordo... un giorno eravamo sulle piste con lui che ci insegnava ed e' passato un suo amico che gli ha detto: "Ciao, Franz, come vanno i tre coglioni..."

giovedì 11 ottobre 2012

BARZELLETTA DEL GIORNO

 La doccia dei preti.

Due preti vanno a fare la doccia.
E' tardi. Si spogliano ed entrano nelle docce ma si accorgono che non c'è sapone.
Padre John dice: "Io ho del sapone in camera, vado a prenderlo…"
Essendo tardi non si cura di coprirsi pensando di fare presto. Prende due saponette, una per mano e si riavvia verso le docce. A metà corridoio vede tre suore che si avvicinano.
Non avendo dove nascondersi si accosta al muro e si blocca come una statua. Le tre suore si avvicinano commentando quanto è ben fatta. Improvvisamente una suora allunga una mano e gli tira l'uccello. Il prete preso alla sprovvista si fa sfuggire una saponetta!
La seconda suora: "Ehi, è un distributore di saponette!" e per avvalorare la sua teoria anche lei gli tira l'uccello ed il prete lascia l'altra saponetta.
La terza suora tira una volta: niente! tira due: niente!
Comincia a fare avanti e indietro ed urla contenta:
" Guardate: c'e' anche il sapone liquido!"

INDOVINELLO DEL GIORNO

Cosa fa una sardina con l'accappatoio?
  • La risposta è nei commenti.

PENSIERO DEL GIORNO


Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l'adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di se.
  • Pablo Neruda.

mercoledì 10 ottobre 2012

BARZELLETTA DEL GIORNO

In camera da letto...
 
Un uomo sta raccontando una cosa al suo migliore amico:
- L'altro giorno stavo in camera da letto quando mia moglie senza un minimo di preavviso, si è levata i vestiti di dosso e mi ha detto: "Fammi sentire una vera donna!"
- E tu che hai fatto?
- Mi sono levato anch'io i vestiti, li ho buttati sul letto e gli ho detto: "STIRALI!"

AFORISMA DEL GIORNO


Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.
  • Che Guevara

PROVERBIO DEL GIORNO

Non dia lezioni l’asin di galoppo, né ginnastica insegni il gobbo o lo zoppo.

BROCARDO LATINO DEL GIORNO

Ab abusu ad usum non valet consequentia.
  • L'abuso di una cosa non è valido argomento contro l'uso della medesima.

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Avere il ginocchio della lavandaia.

Avere proprio tutte le magagne, essere un autentico cerotto. La fortuna della locuzione si deve all’umorista inglese Jerome K. Jerome (1859-1927), autore del romanzo Tre uomini in barca, in cui un personaggio ha sofferto di tutte le malattie, tranne il ginocchio della lavandaia. Malattia che, se pur rara, esiste veramente, ed è una forma di borsite, un’infiammazione del cuscinetto che protegge la rotula.

INDOVINELLO DEL GIORNO

Cosa fa un asino sui binari?
  • La risposta è nei commenti.

martedì 9 ottobre 2012

PROVERBIO MERIDIONALE DEL GIORNO

Fatt l'amic n' temp' d' pac, ka t' pon s'rvì quann jè temp d' guerra.
  • Fatti gli amici in tempo di tranquillità perchè ti possono servire nei momenti difficili.

lunedì 8 ottobre 2012

POESIA DEL GIORNO

A mia figlia Daria.
 
E crescendo impari...

E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che inseguirai a vent'anni, quando, come gladiatore combatterai il mondo per uscirne vittoriosa...
La felicità non e' quella che affannosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente...,
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose...
...e impari che il profumo del caffe' al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che a volte 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccoli attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

PROVERBIO DEL GIORNO

La donna è come l'onda, se non ti sostiene ti affonda.

BROCARDO LATINO DEL GIORNO

Ab intestato.
  • Ab intestato è un'espressione latina utilizzata soprattutto nel campo del diritto civile.Una "Successio ab intestato" indica una successione a causa di morte senza testamento.Letteralmente significa successione da chi non ha fatto testamento.

INDOVINELLO DEL GIORNO

Cosa fanno una Kawasaki, una Suzuki e una Yamaha in riva al mare?
  • La risponda é nei commenti.

domenica 7 ottobre 2012

SCIOGLILINGUA DEL GIORNO

Se il piccione caga pece, il criceto caga pepe.

BARZELLETTA DEL GIORNO

 Vestita di rosso...

Un tizio entra in un locale vede una donna bellissima vestita di rosso, l'avvicina e dice: Se vedo rosso divento un toro.

"Lei". Se vedo 100€ divento una vacca.

BARZELLETTA DEL GIORNO

Visita tra le feste...

Lui a lei: posso scriverti "buon natale" sulla gamba destra e "buon anno" sulla gamba sinistra? 
Lei: certo ma perché?
Lui: così ti vengo a trovare in mezzo alle feste.

DETTO DEL GIORNO

E' meglio avere i pantaloni rotti nel culo che il culo rotto nei pantaloni.

PROVERBIO DEL GIORNO

Chi semina foglie, frutta non raccoglie.

venerdì 25 marzo 2011

giovedì 24 marzo 2011

venerdì 11 febbraio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Tutto è perduto fuorchè l'onore.

Francese: tout est perdu fors l’honneur. Con questa storica frase è tradizionalmente sintetizzata la missiva inviata da Francesco I re di Francia alla madre Luisa di Savoia la sera della disastrosa battaglia di Pavia (24 febbraio 1525) contro l’esercito dell’imperatore Carlo.

giovedì 10 febbraio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Uscire a piedi avanti.

Familiare eufemismo per “morire”, dal modo tradizionale di trasportare i defunti deposti nella bara.

mercoledì 9 febbraio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Uscire dal seminato.

In senso figurato, uscire dall’argomento in discussione; o anche, discostarsi da regole di comportamento che andrebbero rispettate.

martedì 8 febbraio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Uomo di paglia.

Si dice di una persona che agisce in un affare (non sempre pulito) per conto e nell’interesse di un’altra che preferisce non figurare, restando dietro le quinte. Ha valore spregiativo. Sembra che fossero chiamati cosi i fantocci, in gran parte imbottiti di paglia, usati nelle “giostre” medievali di cui alcune (quali la giostra del Saracino, della Quintana) si corrono ancor oggi, in omaggio al folclore, in certe città italiane come Foligno, Arezzo, Asti.

lunedì 7 febbraio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Uomo della strada.

È la traduzione dell’inglese the man in the street, ripreso dai Francesi con l’homme de la rue: frase con cui si indica il passante qualsiasi chiamato a giudicare alla luce del suo semplice buon senso una cosa di pubblico interesse. Il cittadino medio e, per estensione, l’opinione pubblica.

domenica 6 febbraio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Volere la botte piena e la moglie ubriaca.

Volere un vantaggio senza fare, in cambio, alcun sacrificio; mirare contemporaneamente a due scopi contrastanti, incompatibili tra loro.

sabato 5 febbraio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Utile idiota.

È lo sciocco zelante che si adopera per i fini di altri i quali, quando non sia più utile, lo abbandonano alla sua sorte. In politica così furono definiti, da Stalin, quegli intellettuali dei Paesi capitalisti che, senza appartenere a partiti comunisti, ne fiancheggiavano l’azione.

venerdì 4 febbraio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Vade retro Satana.

Latino: va’ indietro, Satana! Frase che si dice, di solito in tono scherzosamente scandalizzato, per respingere le lusinghe di chi vuole indurci a fare ciò che non possiamo o non vogliamo fare. Con queste parole Gesù scacciò il diavolo che lo tentava per la terza volta dopo il digiuno di quaranta giorni nel deserto (Matteo, 4, 10).

giovedì 3 febbraio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Voi suonerete le vostre trombe, noi suoneremo le vostre campane.

Fu la fiera risposta (riportata in varie versioni) che Pier Capponi diede a Carlo VIII re di Francia il quale, calato in Italia nel 1494 e apprestandosi a entrare in Firenze, voleva imporre alla città condizioni e tributi intollerabili. Si ripete a volte, nell’uso colto, per affermare la volontà di non piegarsi senza combattere alle pretese di qualcuno.

mercoledì 2 febbraio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Vecchio bacucco.

Si dice, scherzosamente e impietosamente, della persona anziana, debole e rincitrullita, o quanto meno di idee retrograde. Per deformazione popolaresca di Abacùc, nome di un profeta biblico la cui statua, opera di Donatello, orna il campanile di Santa Maria del Fiore e che i Fiorentini soprannominarono affettuosamente “lo zuccone”.

martedì 1 febbraio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Vedove bianche.

Espressione usata nel giornalismo per designare le mogli di molti emigrati all’estero (specie dal Meridione) rimaste al paese, le quali rivedono così raramente i mariti che, pur non vedove, è come se lo fossero.

lunedì 31 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Voltar gabbana.

Cambiare idee e partito secondo l’interesse del momento; lo stesso che mutar casacca . Il gabbano (variante più usata di gabbana) era anticamente un pesante soprabito con cappuccio, di origine araba.

domenica 30 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Vissuto vivibile.

Sostantivato, il participio passato vissuto da anni va per la maggiore nel senso psicologico di “contenuto delle esperienze passate”, o anche solo come esperienza quotidiana” o “esistenza (pura e semplice)”. C’è il vissuto scolastico, il vissuto della coppia e quant’altri se ne vogliano, tutti da usare con molta parsimonia. Lo stesso dicasi di vivibile.

sabato 29 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Scavarsi la fossa.

Scavarsi la fossa o Scavarsi la tomba è un modo di dire della lingua italiana che significa eseguire un'azione controproducente e altamente autolesionista, anche se involontaria.

venerdì 28 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Dopo di noi il diluvio.

Dopo di noi il diluvio (si usa dire anche la tempesta) è un modo di dire italiano sul calco del francese après nous le déluge.

L'espressione riferita a chi sente che dopo la propria morte (reale o metafisica) le cose andranno a finire male, dimostra lo scarso interesse per il destino altrui. È una frase attribuita alla Madame De Pompadour (nata Jeanne-Antoinette Poisson) che intendeva sollevare il morale di Luigi XV, suo amante, dopo la sconfitta di Rossbach, invitandolo a non pensare alle drammatiche conseguenze.

giovedì 27 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Tallone di Achille.

Con tallone di Achille si intende indicare il punto debole nascosto di una persona, di una macchina o di un sistema.

La dicitura deriva dal mito greco secondo cui l'eroe Achille sarebbe stato immerso, bambino, dalla madre Teti nelle acque del fiume Stige, così che divenisse invulnerabile. Per immergere Achille, la madre dovette tenerlo per il tallone, che rimase così l'unica parte vulnerabile. Secondo la versione del mito riportata nell'Eneide di Virgilio, durante la guerra di Troia, Paride, sebbene non fosse venuto a conoscenza del punto debole dell'eroe, lo uccise colpendolo con una freccia al tallone, in quanto esso era l'unica parte scoperta dall'armatura di Achille.

mercoledì 26 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

A ogni morte di Papa.

L'espressione ogni morte di papa (o di vescovo; anche a ogni morte di papa, una volta ogni morte di papa) è un modo di dire che esprime infrequenza di un evento.Questo modo di dire si riferisce al fatto che la morte del papa (o di un alto prelato) è evento eccezionale che si verifica, di norma, con cadenze temporali dilatate.
L'espressione "ogni morte di Papa" indica una frequenza rarissima e a sua volta "ogni morte di vescovo" indica una frequenza rara.

martedì 25 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Senza infamia ne lode.

Senza infamia e senza lode è un modo di dire italiano, usato per indicare qualcosa di mediocre, che pur non avendo palesi difetti non presenta però neanche particolari qualità.

Questa espressione che è entrata nel linguaggio corrente ha una genesi dotta, essendo filtrata dalla Divina Commedia di Dante Alighieri.

Nel Canto III dell'Inferno egli sta descrivendo la massa dei cosiddetti "ignavi" (parola che non appartiene al linguaggio del poeta, ma che è frutto della critica successiva), cioè dei vili che rifiutarono di schierarsi per qualsiasi causa per vigliaccheria.

Dante allora li definisce come:


« coloro / che visser sanza 'nfamia e sanza lodo ».

lunedì 24 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Rendere pan per focaccia.

L'espressione Rendere pan per focaccia è riferita a chi ricambia con eguale o maggiore asprezza una offesa, un torto o un danno ricevuti. Il modo di dire è certamente antichissimo e se ne trova la prima traccia scritta nell'ottava novella dell'ottavo giorno del Decamerone, laddove il Boccaccio fa dire, dalla moglie di Zeppa alla moglie di Spinelloccio - «Madonna, voi m' avete renduto pan per focaccia»

domenica 23 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

La spada di Damocle.

Secondo il racconto di Cicerone, Damocle è un principe particolarmente adulatore alla corte di Dionigi I, tiranno di Siracusa nel IV secolo a.c. Nell'aneddoto Damocle sostiene in presenza del tiranno che egli sia una persona estremamente fortunata, potendo disporre di un grande potere e di una grande autorità. Dionigi gli propone, allora, di scambiare con lui i rispettivi ruoli per un giorno, in modo da poter assaporare tale fortuna. Damocle accetta. La sera si tiene un banchetto, durante il quale inizia a tastare con mano i piaceri dell'essere un uomo potente. Solo al termine della cena nota, sopra la sua testa, la presenza di una spada affilata, sostenuta da un esile crine di cavallo. Dionigi l'aveva fatta sospendere sul capo di Damocle perché capisse che la sua posizione di tiranno lo esponeva continuamente a grandi minacce per la sua incolumità. Immediatamente Damocle perde tutto il gusto per i cibi raffinati che sta assumendo, nonché per le bellissime ragazze che gli stanno intorno e chiede al tiranno di voler terminare lo scambio, non volendo più essere così fortunato.

La spada di Damocle è una metafora utilizzata molto frequentemente in riferimento a questo racconto. Essa rappresenta l'insicurezza e le responsabilità comportate dall'assunzione di un grande potere. Da una parte c'è il timore che il ruolo di potere possa essere portato via all'improvviso da qualcun altro, dall'altra che la sorte avversa ne renda molto difficile il mantenimento.

In genere tale espressione viene usata per indicare un pericolo incombente e/o inevitabile.

sabato 22 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Questione bizantina.

Questione bizantina è un modo di dire è usato per indicare una discussione inutile e sterile, che può anche risultare pericolosa in un frangente in cui occorre prendere decisioni rapidamente.

L'espressione è nata nel periodo immediatamente successivo all'assedio di Costantinopoli nel 674 La città fu assediata dagli arabi dopo che questi avevano precedentemente conquistato Siria,Palestina ed Egitto, in un'avanzata inarrestabile durata dal 634 al 642. Prima dell'assedio, inoltre, i maomettani avevano saccheggiato l'Anatolia in diverse occasioni, con incursioni fulminee e sostanzialmente senza incontrare resistenza.
Ma a Costantinopoli la guerra con gli arabi non era il tema principale all'ordine del giorno. Erano infatti celebri all'epoca le discussioni teologiche che si tenevano nei palazzi dell'Impero Romano d'Oriente su questioni marginali della liturgia e della religione. I teologi di Bisanzio, ad esempio, si chiedevano se Gesù, alla destra di Dio, fosse seduto o in piedi, o se nell'Ostia consacrata il Salvatore fosse in corpo o in spirito. Da allora si parlò di questioni bizantine, per indicare appunto discussioni futili fatte mentre ci si dovrebbe occupare di problemi contingenti.

venerdì 21 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Repubblica delle banane.

Repubblica delle banane è un'espressione dispregiativa che generalmente sta a indicare una piccola nazione, spesso latino-americana o caraibica, politicamente instabile, dipendente solo da un modesto settore agricolo in mano a multinazionali e governata da un'oligarchia ricca e corrotta. Il termine fu originariamente coniato dallo scrittore americano O. Henry in riferimento all'Honduras.

La United Fruit Company e la Stantard Fruit Company controllavano la produzione ed esportazione delle banane, il settore economico principale dell'Honduras e di altri paesi caraibici e sudamericani. Le due compagnie americane avevano un ruolo determinante nella vita politica locale, tanto che spesso la definizione di repubblica rappresentava un'etichetta di facciata per quelle che in realtà erano dittature gestite da élite locali in grado di garantirsi l'appoggio internazionale.

La "repubblica delle banane" nella satira viene spesso rappresentata come presieduta da una giunta militare che sopravvaluta il proprio potere e ne esagera i simboli e le procedure. Le proverbiali dimensioni delle mostrine del generalissimo di una repubblica delle banane, spesso dipinte come una radazza sono indice di questo.

Attualmente il termine è entrato nel vocabolario di tutti i giorni per indicare genericamente un regime dittatoriale e instabile, dove le consultazioni elettorali sono pilotate, la corruzione è ampiamente diffusa così come una forte influenza straniera (che può essere politica o economica - sia diretta che attraverso il governo interno).

Per estensione il termine è occasionalmente usato per definire governi dove un leader forte concede vantaggi ad amici e sostenitori senza grande considerazione delle leggi e mettendo alla porta coloro che non l'hanno votato.

giovedì 20 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Vuolsi così colà dove si puote.

Vuolsi così colà dove si puote è un'espressione celebre mutuata dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. La pronuncia Virgilio, guida di Dante nel viaggio nell'aldilà, per quietare gli spiriti infernali che protestano al passaggio dei due visitatori, in particolar modo contro Dante stesso che è persona vivente.

L'espressione completa è Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare e viene ripetuta da Virgilio nell'Inferno per due volte in maniera esattamente uguale e per una terza volta con qualche variazione. La perifrasi colà dove si puote ciò che si vuole indica il Paradiso, dove si trovano coloro che vogliono il viaggio di Dante.

L'espressione viene usata per la prima volta nei confronti di Caronte:


« [...] Caron, non ti crucciare:
Vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare »


La seconda volta viene rivolta a Minosse:


« [...] Perché pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
Vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare »


La terza, con qualche variazione, a Pluto:


« [...] Taci, maladetto lupo;
consuma dentro te con la tua rabbia.

Non è sanza cagion l'andare al cupo:
vuolsi ne l'alto, là dove Michele
fé la vendetta del superbo strupo »


Cioè si vuole lassù dove l'Arcangelo Michele vendicò la ribellione degli angeli, cioè in Paradiso.

In ognuno di questi casi le parole hanno l'effetto di calmare immediatamente i mostri, i quali si ammansiscono facendo passare i due pellegrini.

Il significato in prosa è più o meno "Questa è la volontà di chi detiene il potere, non chiedere altro". Nel linguaggio comune l'espressione viene usata per indicare (anche in maniera sarcastica) la volontà di qualcuno che non può essere messa in discussione, cioè l'ordine di un superiore che ha il potere ultimo di decisione, contro il quale ogni lamentela è inutile, sottintendendo quindi a una gerarchia inoppugnabile. Il "colà" inteso come luogo dove si decide, assomiglia per analogia a quello dell'espressione della cosiddetta "stanza dei bottoni".

mercoledì 19 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Caccia alle streghe.

Con il termine caccia alle streghe si indica la ricerca e la persecuzione di donne sospettate di compiere sortilegi, malefici, fatture, legamenti, o di intrattenere rapporti con forze oscure ed infernali dalle quali ricevere i poteri per danneggiare l'uomo, specialmente nella virilità, o nello sciogliere o legare amori (connotati, questi, che nell'immaginario popolare hanno da sempre delineato la figura della strega).

Il fenomeno della caccia alle streghe nacque all'incirca alla fine del XV secolo e perdurò fino all'inizio del XVIII secolo all'interno dell'occidente cristiano. Benché le prime tesi sulla stregoneria vengano fatte risalire alla letteratura cattolica del 1400 circa, fu in particolare nelle regioni protestanti in cui ebbe maggior rilevanza e recrudescenza il fenomeno, soprattutto durante l'Umanesimo e il Rinascimento. In quell'epoca, le streghe, ritenute sospette e pericolose dalle autorità civili e religiose, furono oggetto di persecuzioni che sovente terminavano con la morte.

Nella terminologia moderna, per estensione, con "caccia alle streghe" si indica l'atto di ricercare e perseguire determinate categorie di persone quando questa ricerca viene condotta usando misure estreme e con scarsa considerazione della reale colpevolezza o innocenza, nella convinzione che punire un colpevole in più ben valga l'ingiusta punizione di molti innocenti.

martedì 18 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Canto del cigno.

Canto del cigno è un modo per indicare l'ultima espressione degna di nota di una carriera o di una vita professionale o artistica in declino. Per estensione si usa anche per indicare in genere l'ultimo segno di vitalità.

Si suppone che l'espressione derivi dall'antica credenza che il Cygnus Olor detto anche cigno muto per l'incapacità di emettere suoni, appena prima di morire fosse in grado di cantare una struggente e bellissima canzone.

Platone si rifà ad un’antica credenza, secondo la quale il cigno era ritenuto un animale canoro.
Gli uomini, riferisce il filosofo greco, mentono anche sui cigni e sostengono che essi, prima di morire, cantino per il dolore.
Ma nessun altro uccello se ha fame, freddo o altro inconveniente esprime col canto la sua sofferenza.
I cigni, sacri ad Apollo, al termine dei loro giorni, prevedendo il bene che troveranno nel ricongiungersi al loro dio, si rallegrano. Allo stesso modo Socrate, compagno di servitù dei cigni e non meno di essi indovino, gioisce. Egli è certo che, nel momento in cui la sua anima si sarà liberata dalle catene del corpo, potrà finalmente ritornare alla vera luce.

lunedì 17 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Salvare capra e cavoli.

Salvare capra e cavoli è un modo di dire, con cui si intende salvaguardare con una decisione gli interessi di due soggetti.

Il detto nasce da un gioco di logica, il cui obiettivo è trasportare da una riva all'altra di un fiume un lupo, una capra e dei cavoli su una barchetta. Dato che la barca non può trasportare più di una cosa contemporaneamente, il giocatore deve trovare l'esatto ordine di azioni affinché il lupo non mangi la capra o la capra non mangi i cavoli (si assume che il lupo, in quanto carnivoro, non mangi i cavoli).

È possibile risolvere il gioco - salvando così capra e cavoli (e lupo) - eseguendo le seguenti azioni (si definisca "A" la riva di partenza e "B" la riva di arrivo):

  1. Traghettare la capra da A a B (nel frattempo sulla sponda A restano il lupo e i cavoli)
  2. Tornare indietro
  3. Traghettare i cavoli da A a B
  4. Riportare indietro la capra da B ad A (per evitare che mangi i cavoli, che ora si trovano sulla riva B)
  5. Traghettare il lupo da A a B (per evitare che mangi la capra, che è tornata sulla sponda A)
  6. Tornare indietro
  7. Traghettare la capra da A a B (mentre sulla sponda B restano il lupo e i cavoli)

per un totale di 7 mosse.

domenica 16 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Non ragionar di loro, ma guarda e passa.

Non ragioniam di lor, ma guarda e passa è un celebre verso della Divina Commedia di Dante, diventato un modo di dire comune, sebbene con numerose varianti, uguali nel senso, ma storpiate nel testo (non ti curar di loro, non parliam di loro...).

Nel Canto III dell'Inferno, al verso 51, Virgilio, guida di Dante, sta descrivendo i cosiddetti "ignavi" (un'attribuzione - in realtà - mai usata da Dante ma nata in seno alla critica), cioè i vili, "coloro che visser sanza 'nfamia e sanza lodo":

« Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa. »

Dante, infatti, ha una pessima opinione di quelli che, per viltà, nella loro vita non si schierarono mai (oggi diremmo i "neutrali"), a differenza di lui il cui destino - si pensi solo alla condizione di esule - fu proprio segnato dall'aver abbracciato idee politiche. Egli li pone nell'Antinferno, una collocazione che permette che i dannati possano perfino sentirsi superiori a loro: i malvagi, almeno, hanno scelto una strada, hanno preso una posizione, seppur quella della perdizione.

Per questo fa pronunciare a Virgilio la sdegnosa frase: di loro, che nessuna traccia hanno lasciato nel mondo, non vale neppure la pena parlare.

Nel linguaggio comune questo modo di dire viene usato con un tono di biasimo, rivolgendolo a quelle persone per le quali non vale nemmeno la pena di sprecare parole di condanna: si deve solo andare oltre, soprassedendo in silenzio.

sabato 15 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Pateravegloria.

La frase
Pater, Ave, Gloria, reperibile anche in forma contratta Pateravegloria specie nelle forme dialettali, è una locuzione usata per indicare una particolare forma di preghiera tipica del culto cattolico legata alla pratica del rosario mariano.L'espressione indica precisamente, nel suo significato originario, ognuno dei "blocchi" di cui è costituito il rosario, denominati più propriamente "misteri".

Ogni "mistero" è composto dalla recitazione di alcune invocazioni stabilite dalla liturgia: nell'ordine, la proclamazione del "mistero" , seguito da un "padre nostro", dieci "Ave Maria" e un "Gloria al Padre". Per cui, le tre parti della locuzione (Pater, Ave e Gloria) rappresentano rispettivamente i nomi latini ognuna delle parti della celebrazione.

Il termine nella sua forma tipica è entrato nell'uso comune nelle espressioni colloquiali di numerose parti d'Italia per via della tradizione di celebrare il rosario e le funzioni in lingua latina, difficilmente compresa dal popolo che si limitava a riprenderne i suoni e la fonetica.

La locuzione è anche diventata un'antonomasia per indicare l'attribuzione di un compito specifico ad una persona, anche non strettamente in ambito di preghiera e spesso noioso o non gradito: questo è dovuto al fatto che i pateravegloria erano una delle penitenze tipiche attribuite dai sacerdoti durante la confessione.

venerdì 14 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Tigre di carta.

Tigre di carta è un modo di dire tipico della lingua italiana, e in particolare del lessico giornalistico.

Nel 1946 Mao, capo dell'Esercito di Liberazione Popolare cinese e futuro presidente della Cina, rilascia questa dichiarazione alla giornalista americana Anna Louise Strong:

Tutti i reazionari sono tigri di carta (paper tigers nella versione inglese dell'intervista). Apparentemente sono terribili, ma in realtà non sono poi tanto potenti.

Durante gli anni del Maoismo questa espressione metaforica, usata per definire un avversario solo apparentemente minaccioso, diventerà uno slogan ricorrente nei confronti dei nemici imperialisti della Cina, e in particolare degli Stati Uniti. L'espressione avrà un notevole successo nel mondo occidentale, anche grazie alla diffusione del Libretto rosso, che alle "tigri di carta" dedica un capitolo.

Oggi non è necessario conoscere il pensiero o le opere di Mao per definire "tigre di carta" qualcosa o qualcuno che non è in grado di realizzare concretamente le proprie minacce.

giovedì 13 gennaio 2011

MODO DI DIRE DEL GIORNO

Eroi della sesta giornata.

Eroi della sesta giornata o eroi della sesta è un modo di dire, tipicamente usato per definire gli opportunisti che, pur non avendo partecipato ad un combattimento nelle sue fasi incerte e pericolose, si mettono in mostra quando il successo è ormai certo e, profittando dei seguenti momenti di euforia e confusione, cercano di ipotecare a loro vantaggio la vittoria, accaparrandosene il merito e occupando posti di potere e uffici redditizi.

L'espressione, di origine milanese, venne popolarmente coniata nei giorni successivi alla Cinque Giornate, quando un gruppo di aristocratici, borghesi e politici meneghini che si erano ben guardati dal partecipare agli scontri, dopo la ritirata delle truppe austriache si insediarono al governo di Milano, lanciando appelli e dichiarando fedeltà a Carlo Alberto.

L'espressione è stata utilizzatain varie occassioni nel corso dell'ultimo secolo di storia per indicare coloro che saltano sul carro del vincitore, particolarmente nei confronti dei moltissimi che chiesero e ottennero il certificato di partecipazione alla Marcia su Roma, pur non avendovi partecipato, o della moltitudine di sedicenti partigiani, sbucati dal nulla nei giorni immediatamente successivi o precedenti la Liberazione.

mercoledì 12 gennaio 2011

martedì 11 gennaio 2011

lunedì 10 gennaio 2011

domenica 9 gennaio 2011

INDOVINELLO DEL GIORNO

Cosa si dicono due casseforti che si incontrano?
  • La risposta è nei commenti.

sabato 8 gennaio 2011

venerdì 7 gennaio 2011

INDOVINELLO DEL GIORNO

Perchè la ninfomane fa il bagno nell'acqua bassa?
  • La risposta è nei commenti.

giovedì 6 gennaio 2011

martedì 21 dicembre 2010

lunedì 20 dicembre 2010

INDOVINELLO DEL GIORNO

Qual'è il titolo della seguente poesia?

Silenziosa entri nel mio letto, ti infili tra le coperte,
sfiori
il mio corpo nudo,in cerca del punto più dolce e inizi a succhiare...

  • La risposta è nei commenti.